Di visitare posti nuovi ormai si sa, io sono sempre entusiasta. Dopo la mia prima goffa esperienza di giugno in Dolomiti, ho voglia di tornarci anche se da Cuneo è un discreto viaggetto, e non avendo per certo la fila di persone desiderose di andarci e tantomeno andarci con me, concentro le mie moleste attenzioni sul povero Enrico, proponendogli per settimane una via di quelle che da noi raramente si trovano per la mancanza di pareti sufficientemente alte, mentre là ovunque di giri ce n’è e per i local le vie da 400-500 metri son delle cavolate. Con simili pareti da scalare, sicuramente l’attitudine verso la montagna e l’arrampicata non può che essere diversa, forse anche proprio l’attitudine verso le grandi pareti. Forse per un cuneese (bugia nen) ci vuole uno sforzo mentale in più e la cosa deve proprio piacerti, la devi proprio ricercare. Io ricordo chiaramente le sensazioni che provai durante la salita della mia prima via su una parete alta circa 800 metri, in un angolo selvaggio dell’alta Valle Maira. Dopo pochi tiri ne ero completamente assorbita e per ore mi sembrò di vivere in una realtà parallela. Giunti in cima mangiammo e bivaccammo, per poi proseguire l’indomani per una traversata in cresta. Quell’esperienza fu un po’ un caso e riguardandola con gli occhi di oggi non avrei potuto immaginare che mi avrebbe lasciato un segno così importante. Soprattutto negli ultimi anni, anche con il sostegno e l’interesse condiviso di Enrico, ho salito diverse tra le vie e le traversate alpinistiche più lunghe che si possono trovare nelle vallate intorno a Cuneo, e ripercorrerle non ha fatto altro che alimentare ancora di più il desiderio di immergermi nelle grandi pareti delle Alpi. Chissà se un giorno potrò realizzare questi sogni…

Non possiamo comunque negare che la parete sud della Marmolada sia anch’essa una delle grandi pareti delle Alpi, per quanto come primo approccio noi sceglieremo una delle vie più abbordabili, ovvero la Don Quixote (H. Mariacher, R. Schiestl, giugno 1979), non una delle più celebri come Tempi Moderni o la Via Attraverso il Pesce. Forse l’idea di arrampicare in un ambiente solare con le scarpette ai piedi attutisce un po’ la sensazione, almeno per me. L’idea di una parete così lineare, che non richiede nessun cambio di assetto, mi rende molto tranquilla, forse perché le vie a più tiri sono un po’ una confort zone per me, ne ho salite davvero tante, di svariati generi e su tanti tipi di roccia negli ultimi anni. Per qualche motivo nella mia testa una grande parete è un posto più in ombra, più ostico da raggiungere, dove arrampicare magari sia con scarponi che scarpette, o anche coi ramponi e le piccozze, dove si fa magari qualche lunghezza di corda, poi si procede in conserva, si disarrampica, si fanno delle calate e dove a volte ritirarsi è pressoché impossibile. Forse si vede che vengo dalle Alpi Occidentali?

La parete sud della Marmolada, la nostra via è la n.20 (foto © planetmountain.com)

A livello organizzativo siamo alle solite: la parola ferie non sappiamo bene cosa sia né il concetto di fare le cose con calma. Partiamo infatti alla moda dei disperati, non appena il venerdì pomeriggio Enrico ha finito di lavorare. Nelle ore precedenti io ho preparato il furgone e tutto il necessario per evitare qualsiasi perdita di tempo, e così si parte il prima possibile, sperando di non trovare traffico, code o altri imprevisti. Qualche ritardo si accumula comunque e un paio di pause si rendono necessarie per evitare che il sedere ci diventi del tutto piatto e ormai a notte fonda, molto fonda, raggiungiamo dapprima il Passo Fedaia e poco dopo Malga Ciapela, senza vedere nulla di nulla e riservandoci la sorpresa di ciò che ci circonda per il giorno dopo. Mangiamo e ci buttiamo subito a letto. Ben presto iniziano ad udirsi degli strani versi provenire da fuori; resto preoccupata con gli occhi sbarrati nel buio. “Ma in Trentino ci sono gli orsi?” Enrico mi dice di sì e mi viene un tuffo al cuore, ma poi cerco di essere razionale e arriviamo all’idea rassicurante che si tratti di un cervo in amore. Rassicurante abbastanza da farmi chiudere gli occhi, ma non da liberarmi dai pensieri disturbanti la mattina seguente, quando ancora al buio partiamo zaini in spalla e mi immagino un orso spuntarmi dai cespugli. Naturalmente non incontriamo nessun animale sospetto né tantomeno feroce, e la cosa più preoccupante sono le luci delle frontali di altre cordate, che si riverseranno fortuna vuole, tutte esattamente sulla nostra stessa via. Si sà – il “bello” dei weekend, ma per noi bella grazia che possiamo condividerne almeno qualcuno e che a questo giro il meteo sia dalla nostra! Fortunelli come sempre guadagniamo l’attacco per ultimi dopo una lotta all’ultimo respiro tra sfasciumi erba e roccette, arrivando slavati dal sudore.

Intanto inizia a far giorno, accedendo un paesaggio da sogno tutto intorno a noi. Fortunatamente le prime cordate sono veloci – alcuni conoscono già la via, tra cui una guida – e non li vedremo più se non molto lontani in qualche momento; con i ragazzi davanti a noi invece procederemo quasi allo stesso passo tutta la giornata, tentando fallimentari sorpassi. Enrico ed io procediamo a tiri alterni su tutta la via, dividendoci così equamente anche le lunghezze più impegnative. Anche se ci dicono che fare questa come prima via in Dolomiti, riferendosi a Enrico, non vada tanto bene, noi ce ne freghiamo e in verità di problemi non ne riscontriamo di particolari. E quante volte ho sentito dire di non dover fare questo o quell’altro! A livello di orientamento non sbagliamo nulla, le nostre teste accettano le distanze tra le protezioni a volte non esattamente confortevoli per le nostre abitudini, e le difficoltà tecniche non le percepiamo troppo alte, tant’è che nel tardo pomeriggio ci ritroviamo in vetta in un bell’abbraccione dei nostri, dopo che ho avuto l’onore di mettere insieme le ultime due lunghezze e ritrovarmi in vetta da sola per qualche minuto a godermi il cielo colorarsi tutto attorno.

Non ci troviamo d’accordo sulla direzione verso cui tirare le doppie per scendere sul ghiacciaio, e siccome entrambi vogliamo avere ragione ne uscirà fuori che perderemo un po’ di tempo. Finalmente giù, iniziamo a scendere prevalentemente a naso, presto di nuovo al buio in questo posto di cui non sappiamo quasi nulla, ma per fortuna è tutto semplice e non sbagliamo nulla. Ci ritroviamo molto contenti a rimettere i piedi sull’asfalto al Passo Fedaia, sperando nonostante l’ora un po’ tarda di trovare qualcuno per fare autostop. Ovviamente nessuno dei pochi che passano ci considera di striscio, e così scendiamo parlando per ammazzare il tempo, ripercorrendo tutti i momenti della giornata con le nostre impressioni, e chiedendoci di tanto in tanto se mentre eravamo su qualcuno abbia aggiunto qualche chilometro alla strada. Arrivare a Malga Ciapela e al furgone è un sollievo. Giornata vissuta davvero a pieno, da buio a buio che l’autunno ha già accorciato le ore di luce, da furgone a furgone a passo d’uomo, questa volta è difficile prendere sonno non per i cervi, gli orsi immaginari o chi per loro, ma forse per l’eccitazione della giornata, che ci lascia “accelerati”. Spostiamo il furgone – umidissimo – a Passo Fedaia, mangiamo qualcosa sui sedili, col riscaldamento acceso, continuando a chiacchierare fino a fare le ore piccole.

L’indomani, dovendo già rientrare nel pomeriggio per arrivare a Cuneo ad un’ora decente, ci alzeremo con calma, preparando una bella e abbondante colazione con il sole che inonda di tiepida luce il furgone e concedendoci, incredibile ma vero, di fare un po’ i turisti, impacciati come pochi. Durante il viaggio di ritorno ci farà compagnia una forte perturbazione, che segnerà per noi la fine della stagione in quota, dove porterà le prime imbiancate. Un finale di stagione che però non si poteva chiedere migliore! Percorrere questa via è stata un’esperienza preziosa, di quelle che ti fanno crescere, che ti lasciano qualcosa. Vorrei avere l’occasione di salirne molte altre su questo genere. Che sia in Alpi Orientali che nelle Occidentali, i progetti non mancano e per molti di essi aspetto solo il momento giusto in cui la fortuna vorrà mettere insieme tutti gli ingredienti. Nel frattempo, con pazienza, mi alleno e attendo, fiduciosa…

Le foto della salita