In questa stagione segnata da una siccità anomala e preoccupante, in Piemonte non è stato facile praticare scialpinismo. Libera per il momento da particolari doveri e scadenze, posso dedicarmi ad ampliare il mio bagaglio di esperienze e vorrei riuscire a fare qualche uscita interessante con gli sci; questo significa principalmente spostarsi e andare in un’altra regione che offra qualche possibilità in più, e da qui la Valle d’Aosta è la più semplice. Un primo piano prevedeva di andare a Chamonix, ma organizzando una macchinata di quattro persone per dividere meglio i costi, piano saltato come troppo spesso accade per la defezione di parte dei partecipanti. Sì, perché non è di nuovo il momento di spendere tanto e viaggiare è più costoso che mai. Rimango un po’ perplessa a vedere quante persone siano riuscite a fare un viaggio verso Norvegia, Islanda, Isole Lofoten, Georgia, Austria ecc per praticare scialpinismo e freeride. Io che da novembre ho il furgone rotto e non l’ho ancora fatto aggiustare, che calcolo i viaggi in auto da fare durante la settimana per risparmiare più carburante possibile per potermi magari spostare nel weekend (già da prima che il diesel costasse quel che costa ora). Mi chiedo se sono l’unica fallita nell’arco di tutto il nord Italia tra coloro che amano queste attività, se la montagna è solo più una cosa per chi ha almeno un po’ di soldi… Non si tratta solo di persone che vedo sui social ma di cui non conosco magari il lavoro o la situazione famigliare, ci sono anche persone che vedo da molto vicino e di cui mi chiedo come facciano a fare tantissime cose e magari non lavorare del tutto. Li chiamo misteri della fede. Cioè, il mio tentativo di non tornare a lavorare in fabbrica, che in teoria dovrebbe darmi la possibilità di avere più tempo libero per far cose ed allenarmi… insomma non mi ha resa ricca d’improvviso e uno: non esco tutti i giorni perché i manufatti non si fanno da soli e in ogni caso non ho soldi per uscire tutti i giorni e due: tiro avanti con fatica e rinunciando a cose per cercare di ottenerne altre, molto mirate. Se avete questa fantomatica ricetta magica… perché non me la insegnate? Ah come, dite che poi mi annoierei? Ah, capisco, capisco… In verità ho capito già da un po’ di anni la ricetta di tante persone, anche in ambiti diversi da quello della montagna e sono consapevole che io e quelli come me non avremo mai vita facile.

Così eccoci dirottare i nostri piani verso una meta che non abbia un’esagerazione di autostrada da pagare o un tunnel da attraversare o una funivia da prendere. Optiamo per la Valtournenche, dove l’autunno scorso ho lasciato un pezzo di cuore prendendo lezioni di sci. Qui c’è una bellissima gita che vorrei fare da tempo: il Château des Dames, uno di quegli itinerari dove non solo scii, ma in cui c’è anche una parte alpinistica… Forse il mio genere preferito. Per far valere un po’ di più il viaggio decidiamo di partire già il sabato mattina e ne approfittiamo per qualche tiro di dry a Perreres, poi dovremo pensare a dove e come sistemarci per notte. Ci siamo portati la tenda ma non troviamo nessun posto per piazzarla. Un’idea potrebbe essere dormire nei sacchi a palo alla base della falesia. Oppure in auto… cosa che non mi entusiasma perché dormendo fuori almeno si starebbe coricati. Ma poi l’illuminazione: e se invece di dormire sui sedili anteriori reclinati per quanto possibile, dormissimo su quelli posteriori chiusi, usando quelli anteriori come schienale? Proviamo subito: con l’attrezzatura da arrampicata e altro che abbiamo in auto riempiamo i buchi tra i sedili dietro e quelli davanti, ci buttiamo sopra la corda, poi i materassini gonfiabili e per la testa ci siamo portati i cuscini da casa… incredibile ci stiamo! In mezzo a noi, per lungo, gli sci e i bastoncini. Si può dormire in una Fiat Sedici! Siamo felici come due idioti. La scelta si rivelerà vincente anche per la gelata non da poco che tirerà la notte serena. Per mangiare ci siamo portati la spesa da casa, che integriamo con due cosette prese sul posto. Ci piazziamo in un parcheggio come due barboni e nascosti dietro la macchina facciamo cuocere i cappelletti in brodo, che accompagniamo con pane, salame e mortadella. Non mancano una birra e un dolcino. Per finire in gloria facciamo quattro passi fino al Café des Guides per un ottimo digestivo, che chi mi conosce sa essere uno dei miei pochi veri vizi, anche utile per estorcermi cosa io possa veramente pensare di voi, del mondo e di dio, oppure anche solo per vedermi sorridere un po’ di più. Infine ci spostiamo nel parcheggio da dove partiremo per la gita l’indomani, dove il ghiaccio ci farà da scendiletto.

Suonata la sveglia e acceso il riscaldamento per stemperare l’atmosfera, uscire dai sacchi e vestirsi, dopo poco iniziano ad arrivare altre macchine e diverse persone partono per la nostra stessa gita. Noi ci attardiamo qualche minuto in più preparando il té nel jetboil e bevendocelo in piedi con le mani dure dal freddo dopo aver messo su le pelli e chiuso gli zaini. Oggi per la prima volta proverò delle attrezzature leggere che ho potuto acquistare grazie al mio progetto di artigianato. Abituati come eravamo ad avere roba vetusta, pesante, ingombrante, ora negli zaini sembra mancare qualcosa. Non mi sembra vero, come al solito, di avere delle cose nuove e quasi ne provo imbarazzo, anche se sotto sotto ne sono orgogliosa perché me le sono guadagnate con il lavoro delle mie mani e con lunghi giorni passati chiusa in casa da sola a lavorare, perché comunque questa è la parola giusta che dà dignità a ciò che faccio. La prima volta che ho utilizzato queste nuove cose – perché le compro per utilizzarle, non per sfoggiarle – dalle nostre parti già si sentivano i classici commentini nell’aria, che mi viene da pensare… siamo proprio a Cuneo! E se ci chiamano bugia nen (cioè “gente che non si muove”) c’è un perché. Perché l’ambiente che ruota attorno alla montagna è talmente aperto e avanti che c’è gente che pensa che su una rivista locale si dedichi troppo spazio alle salite con la corda, invece magari di essere orgogliosi che ci sia attività nelle nostre vallate, con nuove aperture, ripetizioni importanti, sostituzione dei materiali e manutenzione delle vie. Il cai locale propone quasi esclusivamente attività escursionistiche e quelli come noi sono troppo spesso visti come gente che sta cercando qualche modo per suicidarsi. Da buon popolo fortemente conservatore e terrorizzato dalle novità, diffidente dalle innovazioni, non c’è da stupirsi di sentirsi borbottare dietro che questi nuovi materiali non possano andare bene in montagna, però poi tutti al cinema a vedere l’ultimo film su qualche alpinista visionario. Allo stesso modo anche tra gente della nostra età o al massimo intorno ai quaranta, quindi non parliamo magari dell’anziano, c’è chi pensa che la guida di mountain bike, la guida escursionistica, il maestro di sci, la guida alpina non siano dei lavori e che tutto ciò che c’entra con queste attività andrebbe ostacolato e non supportato. Il circuito locale di percorsi di mtb viene periodicamente vandalizzato dagli abitanti del posto nel tentativo di vanificare i lavori di manutenzione, pulizia, segnaletica fatti da volontari… perché? “Perché danno fastidio.” parola di local. Di questo passo è impossibile immaginare uno sviluppo nelle nostre vallate, inutile pensare di poter lavorare qui se tutto ciò che col tempo potrebbe far nascere lavoro, possibilità di restare o addirittura tornare sul territorio viene osteggiato. Infatti se ne avessi la possibilità vorrei andare altrove e ne avrei mille motivi.

La giornata inizia con tutti che ci rivolgono un saluto e anche durante la gita socializziamo senza grossi ostacoli – e noi siamo poi orsi! – un po’ come ho notato che quasi sempre accade da queste parti, ancor di più dove l’ambiente è internazionale. Enrico è un po’ stupito e quando gli dico che a me pare che la gente qui si comporti diversamente che da noi, si ritrova a darmi ragione. Alla fine al parcheggio, ci ritroviamo in diversi a chiacchierare prima di salutarci e tornare ognuno verso casa sua. Due risate, buon umore… cosa c’è di diverso? Non lo so, ma si sta davvero bene.

La gita è bellissima: partiamo sci ai piedi a pochi metri dal parcheggio, in prossimità della cava che si trova poco prima di Breuil-Cervinia. Risaliamo verso le pareti delle Grandes Murailles, non lontano da alcune cascate di ghiaccio che vorrei poter venire a salire (Mirroir de Glace, Cascatone delle Grandes Murailles…). Da qui entriamo in un ampio canalone dove iniziamo a salire con un buon ritmo tra un’inversione e l’altra, fino a scavallare in un altro canalone, superando una costola sulla sinistra. Attraversato un dolce tratto quasi pianeggiante si ricomincia a salire, fino ad arrivare poco sotto il Colle di Vofrede, dove atterrano alcuni elicotteri con dei gruppi di sciatori che fanno heliski. Mentre questi stanno per scoprire che hanno pagato per delle condizioni pietose, noi ci allontaniamo per affrontare la parte finale della gita, dove metteremo gli sci a spalle per risalire dapprima un breve canalino, poi un crestone innevato che ci porta sullo spartiacque Valpelline-Valtournenche, lungo il quale proseguiamo a piedi ormai in vista della vetta. Lasciati gli sci poco sotto, la raggiungiamo con qualche facile ma divertente passo di arrampicata e suoniamo con gioia la campana che vi si trova. Il panorama a 360° è superlativo e spazia su molte cime che non conosciamo, arrivando fino al Monte Bianco, molti 4000 svizzeri e tutto il massiccio del Monte Rosa. Riusciamo a calzare gli sci poco sotto la vetta, dietro consiglio di un simpatico signore con cui abbiamo chiacchierato un bel po’. Tra me e me penso un po’ ripidino per esser dato OSA mentre mi ritrovo su tratto a 50°, mentre Enrico si salta la curva come niente fosse dicendomi occhio che è dritto. Capiremo solo qualche giorno dopo di esserci andati a complicare un po’ la vita. Poco dopo rientriamo su pendenze più normali e dopo un tratto in neve bruttina iniziano anche a migliorare le condizioni. La discesa è lunga e remunerativa e ci regala gli ultimi pendii in una trasformata perfetta, sempre con il Cervino a far da padrone sull’orizzonte. Arrivati alla macchina siamo entusiasti! Direi una gita che mi sento davvero di consigliare.

Andare a scoprire posti e gite nuovi mi aiuta a tenere la mente aperta e penso possa fornire degli spunti di riflessione per capire cosa ci piace di più e ricercarne le caratteristiche anche quando non ci può spostare e si ha a disposizione il terreno di gioco delle montagne più vicine a casa. Di idee a km0 ce ne sarebbero già diverse, belle e appassionanti, ma quest’anno a mancare è la neve e spero davvero di non dover vedere un altro inverno come questo, a prescindere da ciò che amo fare.

Le foto della gita

Anche questa volta contenti di aver fatto qualcosa di bello!