Non è la prima volta che capita, non sarà l’ultima. Non so se con il tempo stia peggiorando, se forse questa cosa dello scrivere e del raccontare non faccia più per me. Se devo essere sincera sono talmente delusa da tante cose che molto spesso preferisco starmene in silenzio, poiché la maggior parte delle volte se mi esprimo – soprattutto se esprimo un disagio – vengo sminuita e ridicolizzata. Come ci disse una volta uno psicologo – a me e mia madre – non si può negare la sofferenza di una persona, così, perché a noi non sembra reale o lecita. Per la prima volta in tanti anni sentivo che qualcuno mi stesse legittimando. Questo tipo di negazione è sempre stato molto presente nella mia vita, fin da bambina, quando dovevo mandare giù gli atti di bullismo immotivati che accadevano a scuola. Forse proprio per questo ad oggi mi infastidisce così tanto, forse va a mettere il dito in una ferita rimasta lì mezzo aperta. Per qualche motivo non ho mai avuto vita facile con le altre persone. La comprensione e la compassione sono dei beni inestimabili che almeno in parte potrebbero aiutare tante persone a sentirsi meno sole, evitando loro magari di scivolare in stati depressivi. Sempre più diffusi… facciamoci due domande. Nell’ultimo anno mi sono sentita molto sola, una solitudine che a volte non era per forza fisica, ma spirituale, e mi sono accorta che poco a poco sta diventando un’abitudine dolorosa, ma pur sempre una fottuta abitudine, come se fosse normale sentirsi così. Non è questione di vivere da sola, ci sono talmente avvezza… Certe cose che mi sono sentita dire a ripensarle a freddo mi sembrano di un’insensibilità disarmante. Lo trovo ingiusto. C’è gente che si suicida anche per meno, ma mica li biasimo, proprio perché ognuno ha il suo dolore e nessuno deve giudicarlo. In questo devo dire, sono fortunatissima perché nonostante tutto amo la mia vita tantissimo e ho un impulso di resilienza che a volte mi stupisce e nonostante mi sia sentita inutile ed un rifiuto per periodi infiniti sono ancora qua con una voglia di esserci infinita.

Penso che dovrei andare a salirla quella via di arrampicata che è stata chiamata Dafne e le tre lune, al Corno Stella… si chiama così per il fatto che non dovremmo giudicare gli altri prima di aver camminato per tre lune nelle loro scarpe… forse basterebbe anche meno… E infatti nei rari momenti in cui incontri qualcuno che ha camminato con le tue stesse scarpe percepisci un qualcosa di diverso, di quasi trascendente per quanto mi riguarda. Magari nemmeno ti conosci, ma con poche parole arrivi a sentire come una strana vibrazione, che quasi ti commuove, e realizzi che non sei del tutto solo. Vorresti poterle abbracciare queste persone, senza dire nulla. Tanto più che non mi ricordo più l’ultima volta che ho abbracciato qualcuno, grazie a virus e balle varie. Ci mancava questa paura di toccarci, o anche solo di stare vicini… E poi ti senti solo… dai che magari ti diamo il bonus psicologo… garantito che risolvi. Quando basterebbe amarsi un po’…

Alla fine mi sto rendendo conto che anche in cordata riesco a legare di più con persone con cui c’è una comprensione diversa già al di fuori dei fatti che riguardano la montagna e la scalata. E’ esclusivamente con queste persone che sento il desiderio di condividere percorsi. Purtroppo per lo più le mie compagnie scalatorie sono indefinite, occasionali, altalenanti. Nell’ultimo anno poi mi sono vista davvero tarpare le ali. Ero motivatissima ad allenarmi e avevo dei progetti molto definiti in testa, che sono per lo più andati in fumo per la mancanza di condivisione. Mi sono sentita dire un’infinità di no, ricevuto innumerevoli pacchi per qualsiasi cosa, da un allenamento in falesia ad una gita più o meno impegnativa, con le motivazioni più disparate, incluse il ieri era una figata, ho cambiato idea poco fa. Tira e molla, illusioni per poi? Ritrovarmi quasi sempre da sola senza nemmeno più la voglia di uscire di casa, fuori un sole perfetto. Quante inutili promesse, ipocrite promesse. Ma che schifo, ecco cosa penso. La cosa è diventata talmente sistematica che io sinceramente non mi fido più di nessuno e mi fa male l’idea di stare un po’ allo stesso gioco degli altri solo per avere occasioni per fare uscire da casa che a volte mi sembra una gabbia, mi sembra di fare l’elemosina e mi sento pure in colpa. Sentirmi poi fare battutine, o peggio ancora sentirmele riportare, mi fa stare ancora peggio. Perché mi merito tutto questo? Forse mi sono scelta lo “sport” sbagliato, il sogno di vita sbagliato? Essere una ragazza è un’aggravante? O forse è solo l’ambiente cuneese che è chiuso e limitato da fare schifo?

Ho un progetto, ho un sogno. In questi mesi ho fatto sacrifici per questo sogno, non basta ancora, slitta più avanti nel tempo. Intanto inventarsi come vivere non è un gioco. Per le mie possibilità ho fatto dei miracoli e ne sono orgogliosa, per quanto non basti ancora. Per esempio lo sci, in una stagione assurda come questa, dopo anni di rinunce… miracoli, fatti mettendoci tutto il cuore. Io non voglio mollare il mio sogno, non voglio che gli altri calpestino il mio sogno. Eppure mi sento spesso fuori luogo. Mi sembra che la maggior parte delle persone che conosco mi vogliano mettere dei limiti al posto di darmi occasioni e stimoli, che non mi prendano sul serio quando parlo. Avverto una tendenza a escludere. Mi sento un po’ l’ultima ruota del carro, la sfigata, come a scuola. Mi sembra che vada meglio se retrocedo piuttosto che se cresco. Dove mi vengono disegnati dei confini, dei limiti, dove vengono messi dei dubbi o addirittura dei mai, io vedo tutto possibile, tutto fattibile. Ho solo bisogno di occasioni. Ho bisogno di condivisione, anima e corpo. Quanti no mi sono sentita dire, quante battute… non ce la farai mai a fare un 7a, gli strapiombi e le fessure non sono da donne, non potrai mai fare quel corso perché non sai sciare, quella è una via per veri uomini, non c’è qualcun altro a cui chiedere info per condizioni, non c’è niente di tracciato signorina, non possiamo prenderci la responsabilità di darle informazioni, bravissimo (il tuo socio)… E non mi va nemmeno che si voglia dire brava per il poco-niente che ho fatto perché qui intorno non ci sono tante altre ragazze che fanno quello o quell’altro, ma che contentino dovrebbe essere? Perché una stessa via ha un valore diverso se percorsa da una cordata di uomini o da una cordata di donne? E se la cordata è mista sicuramente l’uomo è più bravo, più forte, più tutto… e quindi la presenza di una donna è meno significativa, si da per scontato che la donna “segua”? Perché il miglior socio per una donna spesso coincide con l’essere il suo fidanzato? Perché se non c’è un legame di amore e o di sesso non si ha piacere di scalare con una donna? Perché uomo o donna deve essere così importante? Probabilmente se per me donna fosse ugualmente facile che per un uomo avere la possibilità di allenarmi, crescere, fare salite, nuove esperienze tutti questi discorsi sulle cose fatte “al femminile” non dovrebbero nemmeno esistere. Ma forse c’è qualche problema di natura culturale di fondo, qualcosa di ancora troppo radicato. Ultimamente pensavo: alpinista… alla fine è un termine neutro, non per forza maschile o femminile, anche se la nostra lingua prevede soltanto i due generi e il neutro lo ha perso dai tempi del Latino… Idem personaessere vivente… Quando riusciremo ad andare oltre?

A chi mi chiede che progetti hai adesso, che progetti hai per il 2022? Non lo so, tante idee, belle idee, la linea è sempre la stessa, vorrei dare un giro di vite, ma è pensare al futuro che fa ogni giorno più paura, paura che ci venga rubato del tutto, una paura che va avanti da due anni ma che ora è ancora più profonda. Che alla fine pensare a chi vorrà condividere allenamenti e salite sembra quasi assurdo. In generale mi chiedo, dalle piccole cose quotidiane ai grandi sistemi, perché non possiamo vivere senza nuocere al prossimo? Avremmo tutta l’intelligenza sufficiente per farlo…

Foto di copertina scattata da Marta Cavallari, Val Masino, 2021